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La storia della piscina del Centro Cinofilo Europeo, la prima in Italia Stampa E-mail

Vita da cani? No, la piscina per i quattrozampe!

Idroterapia, riabilitazione e sport

 

Indice articolo:
- Come e perché la riabilitazione in piscina?
-
Quando decisi di fare una piscina


Un altro elemento del nuovo rispetto per i cani è la nuova considerazione che abbiamo per la loro salute. Li consideriamo esseri senzienti e il loro benessere ci sta a cuore. Una volta si diceva proprio “vita da cani”, invece, per intendere una vitaccia in cui nessuno ci considera! Fino a poco tempo fa si dava per scontato che i nostri amici a quattro zampe dovessero accontentarsi di un tetto sulla testa, di un “proprietario” e di cibo. Ora invece sappiamo che anche loro hanno diritto a vivere bene. Fose perché oggi ci fanno “compagnia”, in città gli abbiamo tolto tante incombenze (dover cacciare, dover stare legati alle catene, dover custodire tutto il giorno le greggi) ma abbiamo tolto loro anche la possibilità di correre e muoversi liberamente (e anche di nuotare, che per loro è fonte di benessere e divertimento; non ci sono più rogge, canali e fiumi dove possano sguazzare e godere dei molti benefici dell’elemento liquido).

 

Non solo: in città i cani si fanno male o soffrono per motivi fisici, fra cui il fatto che si devono muovere sull’asfalto, che non è l’ideale per le loro zampe non essendo elastico e “assorbente” come il terreno. In generale, soffrono per lo scarso moto che possono fare, scarso e legato comunque sempre… al guinzaglio. Ci sono cani sovrappeso, addirittura! C’è l’assenza di stimoli, c’è la reclusione fra quattro mura, c’è il guinzaglio onnipresente, la solitudine, ci sono le auto che costringono i padroni a trattenerli nella loro corsa, c’è lo stress dei proprietari…

 

Fino a quindici anni fa, nessuno in Italia aveva pensato a cosa fare per rieducarli se si fossero rotti una zampa o se fossero finiti disabili. Erano condannati all’immobilità forzata prevista dai manuali dal chirurgo ortopedico (“cage rest”), o ad essere chiusi in una gabbia, alla zoppia, al dolore. Il farmaco era la soluzione; e se soffriva ancora? La soluzione estrema: la soppressione.

Che fare? Me lo domandai più di quindici anni fa. In Inghilterra, durante uno dei miei molti soggiorni di studio e formazione, vissi un’altra esperienza che allora per l’Italia era pura fantascienza: la riabilitazione fisica per i cani, in particolare quella effettuata in piscina. La portai in Italia, migliorandola: allora fui preso per pazzo, ma anche in questo caso aprii una strada che oggi è seguita da molti. Una strada che ha portato anche agli sport acquatici per i nostri cani o semplicemente al puro divertimento in acqua, perché l’acqua è una straordinaria fonte di benessere e di salute, che aiuta a prevenire i disturbi della vecchiaia dei cani e aiuta così a stare meglio sia la famiglia dei proprietari sia i cani stessi.


Come e perché la riabilitazione in piscina? In Inghilterra vidi con stupore per la prima volta un cane “tuffato” in piscina. Nel seguire la mia formazione, giravo con una vera fuoriclasse della riabilitazione per animali domestici, Sherry Scott. Lavorava soprattutto con i cavalli, nei grandi maneggi tradizionali che sono i serbatoi delle famose e ricche corse inglesi. Era una donnina piccola, ma riusciva a prendere il collo di questi stalloni girandoglielo all’indietro, sollevava da sola zampe e zoccoli. Erano operazioni manuali molto impegnative, ma ci sapeva fare. Oltre che con i preziosissimi stalloni, Sherry lavorava anche con i cani da corsa, diffusissimi in Inghilterra: i famosi levrieri di razza Greyhound. Anche i  cani da assistenza sono di grande valore e fonte di guadagno, e dunque di investimento, per le fondazioni benefiche inglesi; i cani da assistenza (per ciechi, sordi e disabili) sono sostenuti finanziariamente dalle fondazioni che li assegnano a chi ne ha bisogno. Sherry si occupava anche di questi. Era fisioterapista per animali; questa figura in Italia non esisteva ancora. Oggi Sherry è  presidente del College of Animal Physiotherapy in UK, e dell’International Association of Animal Physiotherapy, ma  già allora in Inghilterra i fisioterapisti per animali erano più di 200. Sherry interveniva sugli animali bisognosi con diverse tecniche (digitopressioni, ginnastica attiva e passiva) e apparecchiature (laser, magnetoterapia, elettrostimolatori), e con l’idroterapia. Quando vidi per la prima volta mettere un cane nell’acqua, restai sbalordito: era un pastore tedesco che non riusciva più a sostenere la parte posteriore a causa di una grave artrosi degenerativa. Un vecchietto che in Italia avrebbe dovuto accettare il suo doloroso destino nel compatimento generale ma senza uno straccio di aiuto perché per i cani non esisteva. Addirittura, i cani che subivano un intervento ortopedico non si aiutavano neppure a fare movimento e li si obbligava all’immobilità. Come non fosse naturale, per gli esseri umani, aiutare la ripresa post-operatoria.

In quella rustica residenza inglese, nella campagna attorno Londra, vidi dunque calare in acqua il cane pastore. Era autunno, brutto tempo, il cane però rifiorì sotto i nostri occhi. Lo presero sollevandolo come un sacco di patate prendendolo contemporaneamente dalla coda e dalla collottola e calandolo in acqua; in seguito lo fecero nuotare guidandolo da fuori con dei guinzagli lunghi. Subito sembrò un altro cane, lo vidi muoversi leggero, nuotare con un’espressione di felicità. I proprietari mi dissero che quel cane faceva quella vita da due anni: questo intervento in piscina gli aveva sicuramente migliorato e prolungato la vita. Era destinato alla soppressione, l’aveva scampata.

Per me fu un’illuminazione: perché non farlo anche in Italia? Era evidente che il cane stesse meglio. Vidi poi altri casi del genere e mi accorsi degli effetti positivi delle terapie acquatiche sulla salute dei cani. In una occasione, arrivò a Sherry un preziosissimo levriero tramortito e immobile sul fianco per aver urtato in piena corsa un albero andando a sessanta all’ora in un inseguimento. Immobile, con un vasto ematoma parietale, fu fatto scendere da un’automobile. Lei lo prese, lo portò sdraiato dentro e lo fece mettere per terra su un tappeto nel suo studio, lo coprì con una coperta e poi gli si sedette accanto con i proprietari. Cominciò a toccarlo gentilmente per tranquillizzarlo. Quindi con le mani cominciò a tastare per comprendere dove fosse il problema, poi fece manipolazioni e massaggi. Con una macchinetta miracolosa (seppi dopo che era un laser ad infrarossi) in appena 20 minuti riuscì a togliere il dolore al cane e a farlo stare in piedi per qualche minuto tra la commozione dei proprietari che pensavano di doverlo sopprimere. Il laser a infrarossi va a stimolare sotto la pelle, di pochi millimetri, come un ago o come un dito nella digitopressione. Il cane fu presto in piedi, sulle quattro zampe. Tutto questo mi colpì profondamente, non credevo ai miei occhi. Ora questo è normale anche in Italia.

Certo, qualcosa della rudezza inglese mi lasciava perplesso: il cane lasciato da solo nell’acqua fredda, sotto la pioggia, tirato fuori e neppure asciugato. Eravamo all’aperto  e indossavamo la giacca a vento…

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Quando decisi di fare una piscina per cani nel mio centro in Italia a Novate, presso Milano, cercai di rispettare le abitudini italiane al comfort: la piscina al coperto, climatizzata, con l’acqua calda a 28 gradi, l’accompagnamento dell’operatore in acqua, il cane lavato con la doccia e asciugato al termine dell’immersione, i materiali di qualità, il pavimento e i bordi della piscina studiati appositamente per evitare scivolamenti, i giochi acquatici, perfino la musica rilassante per il piacere dei proprietari.

Il primo fortunato cane che arrivò nella mia piscina fu la bobtail Matilde: aveva una zampa posteriore paralizzata, l’altra la muoveva appena per via di un tromboembolo (un grumo di sangue alla colonna vertebrale). Era stata operata e la prendemmo in riabilitazione. Insieme all’idroterapia fu sottoposta anche ad altri trattamenti riabilitativi innovativi. Si riprese perfettamente nel giro di tre mesi. Fu il nostro primo caso clinico documentato, un vero successo che aprì una breccia nell’inerzia culturale e nella diffidenza dei veterinari ortopedici italiani, che da quel momento in poi iniziarono a credere nella fisioterapia veterinaria. Questo successo mi diede grande entusiasmo e mi incoraggiò a continuare. La piscina era una scommessa vinta. Da allora, era il 1997, il Centro Cinofilo Europeo ha eseguito un migliaio di interventi, fra i 70 e gli 80 ogni anno, sempre sotto l’indicazione e il controllo dei veterinari e portando la documentazione del nostro lavoro, immagini e dati oggettivi, presentati anche nei convegni ufficiali e internazionali, a conferma dei risultati e dell’efficacia di questi interventi.

Nel tempo le tecniche in acqua si sono affinate e nel Centro abbiamo cominciato a utilizzare pesi da applicare alle zampe, supporti galleggianti, fra cui tavolette simili a quelle per il surf, che aiutano l’operatore a intervenire meglio sul cane.

 

Il segreto? L’acqua aiuta a superare gli effetti negativi del peso, ad alleviare i dolori delle giunture “arrugginite” (soprattutto nei cani di grande taglia), oppure dovuti a malformazioni congenite o ereditarie, favorisce la fluidità del movimento. Senza che il peso del cane gravi sulle zampe, il movimento in acqua irrobustisce la muscolatura e i legamenti. Anche le infiammazioni articolari ne traggono giovamento. L’acqua è poi un vero toccasana, insostituibile, per i cani mutilati: con tre zampe possono vivere bene se si riabituano per tempo a muoversi, e in acqua riescono a farlo più facilmente: in piscina abbiamo recuperato molti cani “tripodi”.

Naturalmente non si risolvono i problemi solo con questi interventi, ma si rendono più veloci e sicuri i miglioramenti. Si alleviano i dolori e le tensioni muscolari e in questo modo viene favorita la guarigione. In più, in piscina si può insegnare al cane anche a non aver paura dell’acqua profonda (come nell’acquaticità rivolta ai cuccioli umani), a superare la paura di entrarci, e si può insegnargli a nuotare in assetto e a uscire dall’acqua! Perfino dei Labrador di città, seppure di ottima stirpe di nuotatori nati per “lavorare” negli stagni (riportano le anatre dai canneti), messi di fronte a una vasca piena d’acqua profonda esitano o addirittura si girano dall’altra parte e se ne vanno rifiutando di entrarci. È molto utile per esempio ai proprietari di barche, che vogliono insegnare ai cani a risalire sulla barca.

Insegnare a nuotare dunque non è solo un lusso, ma anche una vera attività di prevenzione e benessere: aiuta a risolvere i malanni che derivano dalla sedentarietà cui sono costretti anche i cani. Non solo i malanni fisici: la noia e l’assenza di stimoli sono una delle peggiori condanne per i nostri cani urbanizzati, lasciati spesso soli dai proprietari.

Il successo e la felicità dei cani, sgravati di fatiche e dolori, e dei proprietari, mi incoraggiarono e andammo oltre: con i miei collaboratori, veterinari e fisioterapisti, pensammo di aggiungere la presenza nella piscina del proprietario accanto a quella dell’operatore. Il cane così ha una motivazione più forte per sguazzare, e nuotare insieme diventa un divertimento salutare. Aggiungemmo altri accorgimenti suggeriti via via dall’esperienza pratica, come il nuoto controcorrente, l’idromassaggio e il trampolino per i tuffi

È  anche merito del Presidente dello CSEN-CONI (il Centro Sportivo Educativo Nazionale, l’Ente di Promozione Sportiva riconosciuto dal CONI), Settore cinofilia Luisella Vitali se oggi sono arrivato a “inventare” e proporre gli Sport Acquatici per i Cani (SAC), che sono stati inseriti fra le altre attività di sport cinofili come la Rally Obedience e Agility. Fra le altre discipline acquatiche che si stanno mettendo a punto ci  sono le gare di tuffi, di riporto, di nuoto in superficie e di nuoto in immersione: è una via di benessere per i cani che purtroppo in città non possono più imparare a nuotare e si perdono tutti i piaceri dell’acqua.

Ora fortunatamente, grazie anche al mio lavoro pionieristico, la fisioterapia veterinaria post-traumatica e post-operatoria per i cani si è diffusa in Italia. Spesso è il chirurgo ortopedico che opera il cane a indicarla; comunque è il medico veterinario fisiatra  a supervisionare e a programmare l’intervento.

Nel mio centro gli operatori utilizzano anche apparecchiature medicali con funzioni antidolorifiche e antiinfiammatorie che accelerano i processi di guarigione tissutale come la magnetoterapia, la laserterapia  e l’elettrostimolazione. Si impiegano anche  agopuntura, digitopressione e shiatsu, ginnastica attiva e passiva, massaggi linfodrenanti. Dopo la riabilitazione c’è il mantenimento, per conservare i benefici ottenuti e mantenere il tono muscolare e la piena funzionalità delle articolazioni.

I vantaggi di questi interventi e di quelli in acqua sono molti: con la corsa si rischiano traumi (non si può controllare la corsa di un cane); il tempo richiesto è minore (10 minuti in acqua equivalgono a mezzora di corsa sul tapis-roulant, e quest’ultimo non va bene nei casi di artrosi o sovrappeso); i cani sovrappeso e anziani possono muoversi senza problemi né rischi, sostenuti dall’acqua; il proprietario può prendere in braccio anche il cane più pesante, per sostenerlo e aiutarlo, ed è un momento speciale, un’emozione che si prova per la prima volta nella vita perché fuori dall’acqua è questo è impossibile. Il mio esempio ora è seguito da altre piscine e centri termali, e mi auguro che l’idroterapia per i cani si diffonda sempre più.

 

Infine, ripeto: è importante che il cane impari a nuotare. Al cane piace nuotare, e non solo al Terranova; ma se non lo sa fare rischia. Se gli succede di andare a finire in una roggia, in un fiume o nel mare mosso si spaventa, alza la testa per guardare cosa succede e così si stanca, beve e va a fondo presto. Il corpo del cane non è fatto per muoversi  in verticale, quindi beve e va giù, incapace com’è di spingere verso l’alto; quelli che cadono nelle rogge per esempio affogano quando cercano di uscire. Succede purtroppo anche a cani da salvataggio: per questo fin dall’inizio sono stati portati ad addestrarsi nella mia piscina dalle associazioni della protezione civile.

Mentre alcuni cani come il Terranova galleggiano perfettamente in orizzontale, al punto che vengono chiamati “cani-turacciolo” e riescono perfino a trascinare pesi notevoli come gommoni con venti persone, altri all’opposto (boxer, doberman) hanno il posteriore pesante e tendono ad andare sotto. Non avendo la coda (adesso se ne vedono finalmente con la coda e le orecchie!), oltretutto, fanno più fatica perché la coda dà sostentamento direzionalità. Se si insegna loro rischiano meno; imparano già in due-tre sedute.

 

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